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Quando, anni or sono, venni a conoscenza di questa pubblicazione, che, più o meno regolarmente, esce con un volume unico all'anno, la mia mente corse allo Jahrbuch der Psychoanalyse del 1914, che ebbe come curatore Freud e come redattori Abraham e Hitschmann. Ancor prima, nel 1909, era stato dato alle stampe lo Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen, curato da Bleuler e Freud con articoli di Freud, Abraham e Binswanger. Non sapevo come l'attuale
annuario avesse preso origine e sotto quali auspici. Ringrazio il dr. Eickhoff, che gentilmente ha soddisfatto la mia curiosità: fu fondato nel 1960, in occasione del decennale della costituzione della Deutsche Psychoanalytische Vereinigung e, pur non essendoci stata nessuna delibera della assemblea dei soci, tuttavia fu pensato come organo ufficiale della D.P.V. stessa. Ma questa aspirazione rimase insoddisfatta a causa della diffusione e del successo della rivista Psyche, soprattutto quando questa era curata da Mitscherlich. Nel primo volume compare una introduzione di Anna Freud, che vede la ripresa della pubblicazione dello Jahrbuch come logica conseguenza del risorto movimento psicoanalitico in Germania e porge l'augurio che esso sia non solo il punto di incontro dei colleghi di lingua tedesca, ma anche un mezzo di comunicazione con gli analisti di tutto il mondo. Dal 1974 il prof. Lodi ed il dr. Eickhoff ne condividono la redazione. L'interesse maggiore è rivolto ad apporti clinici, che però sono necessariamente limitati per motivi di discrezione. Inoltre, cosa importante, la precedenza è riservata ai lavori presentati alla D.P.V. per il conseguimento dell'ordinariato. Dal 1985 lo Jahrbuch ha il diritto di pubblicare i lavori dei congressi I.P.A., motivo di orgoglio per la redazione e di utilità per gli analisti di lingua tedesca. Leggo con curiosità ed interesse lo Jahrbuch perché lo considero, da sempre, il portavoce, anche se ufficioso, della D.P.V. e, quindi, l'espressione e l'avallo