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La rivista - che fin dal suo primo numero ha sommari anche in italiano - pubblica annualmente un unico volume, che nel 1992 è stato dedicato all'impegno sociopolitico degli psicoanalisti. Un tema che si fa particolarmente spinoso nei periodi storici di crisi, diventando così occasione per una riconsiderazione di aspetti non marginali della teorizzazione analitica e della sua collazione. Naturale quindi che i lavori, oltre che su alcune figure di psicoanalisti (Max Eitingon, Otto Fenichel, Marie Langer, Tatiana Rosenthal, etc.), si concentrino per lo più sul rapporto del movimento psicoanalitico e di singoli analisti con il nazismo e il fascismo, la seconda guerra mondiale (Steiner) — cui era già stato dedicato, nel 1988, il primo numero della Revue —, il movimento del '68 (Anzieu, Green e Smirnoff), la dittatura argentina (Grinberg), quelle dei paesi dell'Europa orientale. Non mancano contributi riguardanti l'Italia (Accerboni, Gramaglia, Morpurgo, Roazen). Come i precedenti, questo volume propone inoltre alcuni interessanti documenti, qualcuno inedito. Fra questi, un'intervista a Freud (Les névroses, maladies d'époque. Quels succès thérapeutiques la psycoanalyse permet-elle?), che, come si sa, ne concesse raramente, pubblicata sulla Nette Prete Presse il 14 agosto 1933 e recentemente riscoperta, e 24 lettere di Freud, dal periodo 1903- 1926, già pubblicate sullo Jahrbuch der Psychoanalyse e qui presentate nel testo originale e in traduzione francese, indirizzate ad una paziente, Anna v. Vest , che lo consultò nel 1903, fu in analisi con lui alla fine del 1904 (tra Dora e l'Uomo dei topi) e successivamente nel 1925: un Freud alle prese con un'insistente domanda di poter riprendere l'analisi