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“Non è facile far comprendere agli stessi psicoanalisti a cosa corrisponde in psicoanalisi la categoria del negativo, di cui pure sono i testimoni privilegiati”: è in fondo questa la difficoltà con cui si cimenta André Green in questo libro in massima parte inedito, denso e consistente, a tratti labirintico come il tema che ha per oggetto. Green è uno dei primi e più costanti sostenitori del concetto di “negativo”, cui, negli ultimi anni, si presta particolare attenzione in Francia. Dopo avere accennato alle fonti del concetto di “negativo” e averne ricercato le tracce nell'opera freudiana, soffermandosi soprattutto sull'identificazione, Green intende giustificarne l'adozione dal punto di vista clinico e teorico. Clinicamente, basando l'ipotesi del “lavoro del negativo” sull'esame dei meccanismi difensivi (rimozione, preclusione, diniego, negazione, idealizzazione), dei quali consente di mostrare l'intima parentela e le complesse articolazioni, derivandone nuove nozioni (analità primaria, pulsionalizzazione delle difese dell'Io, etc.). Teoricamente, considerando il “lavoro del negativo” in prospettive sempre più ampie: dalla negazione nel linguaggio alle difese psichiche non legate al linguaggio, alla negativizzazione connessa al pulsionale e alla contrapposizione delle due specie di pulsioni.
Un'analisi serrata che attraversa la teoria psicoanalitica da parte a parte, pur imperniandosi particolarmente su masochismo, scissione, disoggettualizzazione, allucinazione negativa, sublimazione e sottolineando lo stretto rapporto fra pulsione ed oggetto, nonché fra oggetto ed Io, che sono la posta in gioco del “lavoro del negativo” nel suo versante sia strutturante che destrutturante.