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Dopo aver analizzato, con Paradoxes et situations limites de la psychanalyse (P.U.F., 1991), il transfert paradossale che, nelle situazioni “limite”, mette a dura prova le condizioni di possibilità dell'analisi, rivelando aspetti della simbolizzazione e del “quadro” analitico spesso latenti e muti, Roussillon con questo libro, elaborato parallelamente al precedente, ricostruisce proprio l'emergere del dispositivo psicoanalitico a partire dai dispositivi e dai metodi dell'ipnosi succedutisi dalla fine del XVIII secolo in poi. Riesaminando la complessità del percorso dal baquet di Mesmer al dispositivo freudiano (attraverso Puységur, Deleuze, Paria, Liébault e Breuer), Roussillon intende essenzialmente mostrare in questa progressione l'articolarsi di continuità e rotture, di riprese e trasformazioni di concetti ed elementi: il passaggio da un dispositivo teorico-pratico al successivo avviene per un movimento al tempo stesso di “decostruzione”, di Aufhebung, “ripresa”, e di “auto-rappresentazione”. Due le ipotesi principali: dal baquet di Mesmer a quello di Freud si assiste ad un progressivo inquadramento della “crisi terapeutica”, il cui svolgimento è reso sempre più autonomo dal terapeuta, fino ad arrivare al modello di crisi perfettamente “inquadrato” rappresentato dal sogno, che è il modello del campo psicoanalitico — contemporaneamente del funzionamento psichico e del “quadro” psicoanalitico — della fine del XDC secolo. Nella storia di questa trasformazione, in cui il dispositivo terapeutico sembra oscillare fra almeno tre posizioni (il totem, il feticcio, l'oggetto transizionale), il