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II tema dell'etica è insieme affascinante e infido. Viene alla mente il sarcasmo di Freud sul fatto che la coscienza morale abbia un andamento stagionale - e, nonostante tutto, è praticamente impossibile scindere l'etica dalla morale. Spesso la morale è un campo costituito dal succedersi dei nostri punti di vista, di formazioni reattive, di subordinazioni al Super-Io, di desideri prevaricatori sull'altro. Proprio per ciò, conviene sottolineare alcuni punti: innanzi tutto il fatto che nella storia della filosofia il problema dell'etica è intrecciato al problema dei fondamenti, delle origini e dei destini umanamente concepibili. Fondare un'etica significa trovare qualcosa di costante, un valore duraturo che possa essere condiviso e da salvare: la, riproduzione della specie, la nobiltà della stirpe, la funzionalità sociale, la natura, la sanità ed il benessere dell'uomo. Ma fondare un'etica sul riconoscimento di una logica inscritta nell'uomo o nella natura riporta, proprio quella che si vorrebbe una capacità “elevata “, alle nostre origini animali.
Particolarmente questo problema di fondamento dell'etica ci ha spinti a ripensare ad una questione che, già dall'inizio della psicoanalisi, ha costituito interrogativi ai quali gli psicoanalisti hanno cercato di rispondere perlopiù praticamente, essendo sommamente difficile trovare una risposta teorica.
In Vie della terapia psicoanalitica, relazione al Congresso di Budapest del 1918, Freud ricorda, a partire dalla controversia con la scuola svizzera, come uno dei problemi che si pongono allo psicoanalista consista nel rispetto della individualità del paziente.
Noi ci siamo decisamente rifiutati - dice Freud - di fare del malato che si mette nelle nostre mani in cerca di aiuto una nostra proprietà