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Se Freud non scrisse una conferenza speciale per trattare dell'etica psicoanalitica, nondimeno la preoccupazione per l'etica e la moralità pervadono la sua opera. Oggi, però, l'etica psicoanalitica deve essere trattata in se stessa perché un insidioso cambiamento nel paradigma della società (“tutto è possibile, tutto è accettabile”) costringe la psicoanalisi a considerare la sua propria “visione del mondo”. Risulta inevitabile esaminare l'argomento alla luce della esperienza storica che ci rende consapevoli della tendenza mimetica, in tutte le istituzioni e gruppi umani, ad adattarsi ad un mondo che trasgredisce. Può e vuole la psicoanalisi dare ai suoi pazienti qualcosa di diverso da ciò che offre loro il contesto sociale in cui vivono? Se questo è possibile, di che cosa si tratta? Che cosa garantisce la psicoanalisi ai suoi pazienti? È una verità? È una fede? O è soltanto l'esercizio psicoanalitico di qualche etica universale ?
La tendenza umana all'alienazione e all'adattamento è conseguenza della basilare dipendenza umana. Gli aspetti più malleabili e ambigui del nostro sé hanno bisogno di depositari contenitivi e sicuri. Quando l'ambiente è incerto e non sicuro, le nostre capacità di discriminazione scelta e decisione sono offuscate e all'estremo si diventa capaci di “adattarsi a qualunque cosa senza rendersene conto” (Amati Sas 1985Ì. Ciò è particolarmente vero nel nostre mondo