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In questa breve nota che, se non pretende di recare un contributo fondamentale alla ricerca, ritiene però di porre in evidenza alcuni nodi abituali (e secondo me fondamentali) del nostro lavoro quotidiano, desidero interrogarmi sul rapporto che intercorre tra l'insieme della regola fondamentale, una sua parte (la sospensione del giudizio) e la cosiddetta etica psicoanalitica.
Intendo sostenere la tesi per cui, se si vuoi parlare di etica psicoanalitica in senso stretto (qualificata perciò specificamente dall'aggettivo) ne discende la necessità di qualificare questa etica come negativa e di collocarla in un ambito ben delimitato, al quale effettivamente essa possa essere applicata e dove anzi essa possa risultare necessaria.
Il problema della delimitazione dell'ambito di applicabilità è ovviamente un problema generale di ogni razionalità, prima ancora che di ogni scientificità; in generale accade, nella storia della scienza, che ad esempio una legge sembri, appena scoperta, applicabile a tutta la realtà e che solo a poco a poco venga definito l'ambito della sua esatta applicabilità. L'esempio classico è quello della legge della caduta dei gravi, all'inizio ritenuta apparentemente applicabile ad ogni massa e successivamente delimitata ad un ambito di realtà ben