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Pubblicato più volte a partire dal 1949, questo articolo è ben noto a tutti e si presta a qualche considerazione di ordine storico. L'A. si trovava in una posizione culturale molto interessante: esponente di rilievo del gruppo kleiniano, e poi promotore al suo interno di un punto di vista cognitivo importante per Bion, era stato anche allievo di M. Schlick, fondatore di quel Circolo di Vienna dal quale uscì la tesi che le proposizioni dell'etica esprimessero preferenze individuali e fossero prive di significato referenziale. Schlick fece un solitario tentativo di chiudere la crisi aperta dai neopositivisti cercando per l'etica una fondazione psicologica. Money-Kyrle candida la psicoanalisi ad essere nientemeno che la scienza positiva richiesta, e mai fino ad ora disponibile, che riesce a portare sul terreno empirico l'antico presupposto di Piatene: la divergenza sui valori si forma nella lontananza dalla verità, nella ignoranza di ciò che è bene, e su questo piano si può modificare. In un linguaggio più moderno: la scoperta che le preferenze non possono essere provate - una importante acquisizione della filosofia positivistica - gli ha fatto prima pensare che tutte le possibilità di un'etica ne fossero annullate. Ora però non pensa più così. Le preferenze non sono affatto indipendenti dalle credenze che le accompagnano, e queste seconde sì possono essere vere o false. Gli analisti hanno qualcosa da dire sull'etica in trasformazione di coloro la cui sapienza sta aumentando; cioè, ad esempio, sulla trasformazione del sentimento di colpa da persecutorio in depressivo, via via che un paziente si libera di credenze inconsce che scopre essere false. Benché, con questo si arrivi ad un secondo e più fondamentale livello, nel quale forse rimane un nucleo di inestirpabile conflitto ed ansia, è molto importante di poter dire, nell'ottica di Money-Kyrle, che i cambiamenti avvengono in direzione di una convergenza, sia pure parziale, dei valori, e che essi si ottengono in psicoa