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Siamo in apertura di analisi. Camilla riesce immediatamente a comunicare la sua sofferenza, ma lo fa più attraverso il suo corpo che tramite i suoi pensieri. È ansiosa, trema e la sua pelle si arrossa e diventa a macchie, sul lettino si muove in continuazione e spesso ha una sorta di frenesia motoria collegata a sensazioni uretrali e vescicali molto intense. Presto le sedute diventano un tormento: ansia, tachicardia, una sudorazione così abbondante da lasciarla tutta bagnata e tale, a volte, da delineare l'impronta del suo corpo sul lettino. Di lei a lungo rimane questa traccia bagnata. Tutto questo induce nell'analista una grande apprensione, durante le sedute si accorge di trattenere il fiato, spera che la seduta finisca presto e spesso si ritrova anch'esso sudato. Si sente impotente a calmarla.
Camilla si vergogna da morire, dice “vorrei che lei non ci fosse” e aggiunge con rabbia: “vorrei distruggere qualsiasi traccia della sua presenza”.
Lei però, oltre a sensazioni forti e a pensieri isolati e frammentati, porta anche dei sogni. Con essi fa vedere la sua capacità di articolare sensazioni e affetti, come se nel sogno lei confinasse ciò che nella veglia, alla luce, non può pensare. Il primo che porta è un sogno