You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
In questo contributo cercherò di soffermarmi su alcune delle implicazioni in cui ci si imbatte, se viene spostato il vertice osservativo dal problema della rappresentazione come atto puntuale della mente (per quanto complesso possa essere ipotizzato) al problema della maturazione della funzione rappresentativa. Intendo quest'ultima come una graduale, quanto virtuale acquisizione, che si consegue attraverso un processo tutt'ora in gran parte oscuro, che conduce dall'attività protomentale verso l'attività psichica per così dire evoluta. Attraverso un'astrazione concettuale è lecito immaginare che un tale processo si vada articolando mediante passaggi intermedi, i quali tuttavia nella concretezza dell'esperienza non possono essere individuati come tali nella loro caratterizzazione originaria.
Ritengo però che si possa sostenere senza allontanarsi troppo dalla verità che vi sono alcune forme di organizzazione dell'esperienza sensoriale che, pur non essendo riconducibili semplicemente al concetto teorico di presentazione di cosa (per lo stesso fatto che si parla di organizzazione esse sono molto di più), sono ben lontane dal raggiungere lo statuto pieno di rappresentazione, non potendo ancora avvalersi della significazione della parola. Chiarirò più avanti il modo con cui utilizzo questi concetti.