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Uno dei motivi di interesse di questo libro, la cui autrice è ordinario di Psicologia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Salerno e si occupa da parecchi anni del pensiero psicoanalitico e dei suoi nessi con altre discipline, è l'ampia ricognizione del pensiero di alcuni autori non psicoanalisti, come Piaget, Lorenzer, Vygotskij, Bachtin ecc., spesso presenti nelle citazioni degli psicoanalisti che si sono occupati di linguaggio, di fasi prelinguistiche e di sviluppo della simbolizzazione. Strumento prezioso perciò per la messa a punto di concetti che circolano con una certa libertà e, talvolta, con una certa approssimazione nella letteratura psi-coanalitica. Non solo, ma anche per l'opportunità che offre di trarre da quei concetti extra-analitici, importati dalla psicoanalisi, sug-gerimenti su nuove prospettive di indagine. Ad esempio, nel capitolo “Realtà storica e soggettività” si apprende che per Bachtin “la parola stessa, in quanto prodotto della socializzazione, si presenta come uno 'scenario' sul quale si rappresenta il processo di socializzazione entro cui si è prodotta”. Se questo è vero, l'indagine sulla parola come “scenario” può anche servire a svelare i processi di socializzazione primaria, le prime interazioni madre-figlio, e lo studio dei processi linguistici può diventare un mezzo per accedere alla dimensione sociale pre-linguistica. L'analisi della parola può insomma condurci ad esplorare le tracce dei primi rapporti sociali e quindi quelle dei primi rapporti oggettuali.
L'autrice si sofferma sulla controversia Piaget\Vygotskij; e Piaget\Lorenzer in merito all'incidenza dei fattori sociali nella formazione psichica individuale e nell'acquisizione del linguaggio. Sottolinea come Lorenzer e Vygotskij cerchino di ridimensionare il ruolo dei fattori soggettivi, a vantaggio di quelli sociali, nello sviluppo dell'individuo e cerchino di conciliare il determinismo psichico col determinismo storico. In particolare Lorenzer ritiene che il