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Due opere da leggere insieme e in successione perché propongono il cammino di un analista verso una sua maturità e indipendenza di lavoro e offrono un capitolo della nostra storia, decisamente attuale ancor oggi. Percorso, irto di difficoltà e ripensamenti, che illustra comuni vicissitudini nell'attrezzare il nostro ascolto e contenimento all'interno della relazione analitica e le sottostanti passioni che lo ispirano e lo nutrono, rimanendo per lo più — per classica consuetudine - un sottofondo silenzioso e privato rispetto alla comunicazione scritta. Uno spaccato di analisi che va oltre il tempo della seduta, mostrando problemi ed idee nel loro continuo farsi e disfarsi nell'incontro con il paziente, con se stessi e i propri modelli. Una lunga corrispondenza: per Freud essenzialmente, ma anche per tutti noi, che indica il bisogno di partecipare per capire, la necessità di sbagliare per apprendere, l'emergere non ideale e pur sempre faticoso e travagliato dell'insight e della comprensione dal lento e quotidiano impegno di autoanalisi. Finestre su una fucina “titanica”, come recentemente l'ha definita Speziale-Bagliacca (1993), dove “tra il disordine creato da inesperienza, da tentativi ed errori anche gravi, venivano intuiti frammenti di teorie e forgiati strumenti tecnici mai osati prima”.
Diverse le possibili chiavi di lettura, e in progressivo aumento in questi ultimi anni all'interno di ogni società psicoanalitica, dopo il silenzio che per decenni ha avvolto l'opera e la figura di Ferenczi. Quasi un atto di dovuto riscatto o una richiesta di perdono di fronte a una reiterata dimenticanza e a una censura del suo pensiero pressoché universale (per certi versi meno drastica in Italia, grazie alla solerte e appassionata presentazione ed introduzione dell'autore fra il 1972 e il 1974 da parte di Carloni e di Molinari), forse giustificate all'epoca, ma certo non generose e illuminate dato anche l'assiduo sfruttamento delle sue idee senza adeguato riconoscimento.