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La Rivista è quadrimestrale ed i numeri sono monotematici. Il numero 1 è dedicato all'infanzia e all'adolescenza, ma i lavori pubblicati consistono in una scelta di quelli del Journal de la psychanalyse de l'enfant. Nel numero 2, El Psicoanalista y la enfermedad corporal, si tenta di creare uno spazio aperto al dialogo che includa tutti gli psicoanalisti, qualunque siano i loro orientamenti. I sintomi somatici, o meglio ancora psicosomatici, ci collocano in una situazione di limite: Meltzer, nell'articolo “Implicazioni psicosomatiche del pensiero di Bion”, ci mostra i diversi modelli con cui Bion si avvicinò ai fenomeni mentali e clinici, corredandoli alle proprie idee. Alizade (“L'analista, il silenzio e il paziente 'per morire'”) tenta una formalizzazione o semiologia del silenzio, essendo questo categorizzato come un luogo privilegiato dove si giocano il reale e il solenne, la verità e l'impossibilità. Nel suo lavoro “Il transfert devitalizzato: transfert in pazienti con struttura psicosomatica”, Maladesky include questa tipologia nel quadro del transfert - narcisistico, differenziandolo da quello che si produce in pazienti con struttura nevrotica. In “Psiche-soma, dialoghi e cesure”, de Cortinas amplia l'esplorazione iniziata insieme a Liberman intorno alla relazione corpo-simbolo e usa alcuni modelli proposti da Bion sugli stadi protomentali e pre-natali della mente. Gli altri interessanti articoli sono scritti da Ferrari, Luténberg, Meltzer, Torres de Aryan, Urman. Il titolo del numero 3, Vigencia teorica e clinica de la neurosis, esprime la ricerca che da diverse prospettive procede all'interno della comunità psicoanalitica negli ultimi tempi. Ci troviamo in un'epoca segnata da Narciso, e non più da Edipo? Questo ed altri interrogativi sono espressi da Slepoy e da Pisani. Per Gioia, la necessità fondamentale del bambino è quella di essere sicuro di essere amato dai suoi genitori e che essi accettino il suo amore; nell'eziologia delle nevrosi inci-dono, oltre