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Gli articoli interessanti di questo volume sono numerosi. Innanzitutto i contributi presentati a due simposi: in quello sulla formazione psicoanalitica, tenutosi a New York nel marzo 1992, autori diversi per esperienza e cultura affrontano il problema dei cambiamenti, pratici e teorici, che sarebbero auspicabili per migliorare e ag-giornare la formazione degli psico-analisti. I relatori (Kaplan, Arlow, Bergmann) e i discussants si oc-cupano, tra gli altri problemi, di quello relativo al posto da riservare alla conoscenza e all'uso dei testi freudiani nelle istituzioni psico-analitiche, mostrando la tendenza a considerare Freud come autore più legato alla storia psicoanalitica che alla sua applicazione attuale nella pratica clinica. A questi contributi si oppone un articolo di Raylesberg, che ricolloca invece Freud al centro della cultura e della pratica psicoanalitica. Il 2° simposio sviluppa il tema del gioco “a nascondino”, con il suo precursore del “bau-cetti” (peek-a-boo), come prima manifestazione del superamento della paura della separazione e come modalità di rapporto tra paziente e analista, non solo nelle terapie infantili, ma anche nella relazione psicoanalitica adulta. È interessante l'introduzione del concetto di gioco nel rapporto psicoanalitico. Gli autori sono Frankiel, Dunn, Bergman, Siegler e altri. Nel 4° numero mi è apparso di particolare interesse un lungo lavoro di Faber, che fa un bel tentativo di dimostrare che la mente è l'elaborazione intrace-rebrale dell'informazione extrace-rebrale. Egli applica questa concezione di Delgado alla costi-tuzione dell'oggetto interno che si realizza a partire dalla prima relazione con la “madre”. L'enorme proliferazione neuronale dei pri-missimi mesi di vita instaurerebbe circuiti preferenziali che diver-rebbero poi la base su cui si collocano e sviluppano ulteriori processi a partenza da stimoli sia interni che esterni. I traumi iniziali lascerebbero quindi un'impronta molto forte e solo il successivo svilupp