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Nel '93, Psyche presenta una serie di lavori intorno al tema della femminilità, al quale, a giugno, è dedicato un numero monografico. Diversi articoli sono già stati pubblicati su altre riviste: fra gli originali, segnalo il contributo della Bronfen e la sua rilettura del saggio freudiano “Al di là del principio del piacere”, in cui focalizza l'at- tenzione sulla scomparsa del corpo materno, ovvero descrive l'assenza della madre come metonimia per la realtà della morte. L'autrice, nella tradizione dello strutturalismo e in riferimento alle teorizzazioni di Lacan, si interroga sul significato simbolico della perdita del corpo materno come elemento fondante per le acquisizioni culturali. È interessante confrontarsi con questa versione al femminile in quanto offre una prospettiva nuova sull'interpretazione del gioco col rocchetto del piccolo Ernst. L'autrice si interroga se il grande risultato di civiltà raggiunto da Hernst, che riesce a tollerare l'assenza dell'oggetto materno amato senza protestare, non possa avere una portata più ampia, per cui la perdita del corpo materno diventerebbe la base delle più alte conquiste di civiltà. La Zeul, autrice particolarmente originale e creativa, illustrando l'analisi di una donna omosessuale, critica il postulato di normalità sottinteso da molte pubblicazioni psicoanalitiche, secondo il quale il traguardo terapeutico dovrebbe coincidere con la conquista di una eterosessualità matura. Nel corso del trattamento si indaga sulla scena primaria alla quale la paziente assistette in tenera età. Emerge così un vissuto angosciante e nello stesso tempo eccitante, che riattualizza nel transfert esperienze libidiche precoci con la madre intensamente amata e desiderata. Quest'amore non deriverebbe da una difesa massiccia volta a neutralizzare l'odio per la madre-rivale edipica, perchè anzi, la bambina desidera primariamente la madre senza passare per l'identificazione col padre. Il processo analitico e le dinamiche transferali e contro-tran