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“Analisi del controtransfert”: l'autore riserva le prime quaranta pagine ai fondamenti teorici con particolare riferimento al pensiero dei Sandler. Tratta del concetto di conscio, di preconscio, d'inconscio presente, di possibilità di essere conscio, d'inconscio passato. Discute sull'identificazione proiettiva, spaziando dalla Klein a Grinberg, da Kernberg a Bion e a Ogden per poi esporre il suo proprio pensiero, distinguendo quattro forme di identificazione proiettiva in base alla loro motivazione. Pensa che la identificazione proiettiva abbia luogo non solo in tutte le terapie, bensì anche nella vita quotidiana e che si realizzi quando i meccanismi psichici interni non sono più sufficienti a coprire il fantasticato. Il fenomeno è ubiquitario, ma è più evidente nei pazienti con disturbi precoci. Il concetto di controtransfert assume qui ampio respiro in quanto è considerato dall'autore come una evenienza generale, che è efficace in qualunque relazione tra terapeuta e paziente, non importa quale concezione il terapeuta utilizzi. L'autore usa cioè un'idea totalistica di controtransfert, che è inteso come l'insieme delle reazioni dell'analista di fronte al paziente: i sentimenti, gli affetti, gli stati d'animo, gli impulsi ad agire e a pensare, come le reazioni corporee, anche nella loro qualità ed intensità ed il loro modo di insorgere. Nel controtransfert giocano un ruolo il sesso dello psicoanalista, il suo carattere, la sua costituzione, le esperienze fatte fino ad ora con i consimili, le relazioni attuali, tutta la sua biografia. Importanti sono le sue reazioni al metodo usato, alla natura del compito terapeutico, alla affiliazione ad un istituto. Può pure essere istruttivo vedere la mancata reazione dell'analista al suo paziente,