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È sempre molto difficile scrivere di isteria, per motivi di tutti i generi: teorici, clinici, tecnici, inerenti alla elaborazione che dell'isteria si è fatta o non si è fatta più. E si può intendere la parola elaborazione in tutta la sua gamma semantica psicoanalitica, che in italiano copre Durcharbeitung, la Bearbeitung, la stessa funzione fondamentale di Arbeit che tutto l'apparato psichico costantemente effettua. Difficile anche perché se, come io penso, l'isteria è la situazione umana che espone più direttamente e più travol—gentemente alla esperienza dell'inconscio e di un inconscio dominato dal prepotere delle correnti pulsionali, parlare dell'isteria significa anche affrontare un tema shibboleth della psicoanalisi. Non solo la psicoanalisi dall'isteria è nata e più esattamente è nata da alcune situazioni di osservazione e di sperimentazione della inaffrontabilità dell'isteria, ma anche l'esperienza personale dell'analista nel corso del trattamento di pazienti isterici è quanto di più complicato e vitale, ma anche di più bruciante si possa dare.
Affermo qui — e riprenderò alla conclusione questo punto — che a mio parere l'eclissi dell'isteria dal mondo psichiatrico e psicoanalitico moderno (un punto su cui moltissimi autori concordano) è anche una misura della resistenza attuale alla psicoanalisi, al metodo psicoanalitico, alla analisi minuta dei contenuti ideoaffettivi ed alla