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1) Non credo che una riflessione sul “concreto” debba appartenere solo a un ambito filosofico. L'interrogarsi sul setting, per definizione l'aspetto più concreto della situazione analitica, deve incrociarsi, a mio parere, per noi analisti con questo termine in generale così saturo di senso.
È che molti concetti filosofici, o psicologici, o del buon senso comune assumono, in rapporto alle coordinate della nostra disciplina, un significato diverso, specifico, che non sempre riceve l'attenzione di una necessaria esplicitazione.
Il concetto di concreto in psicoanalisi non mi sembra paragonabile con i suoi equivalenti semantici di qualsivoglia ambito conoscitivo. In generale questo termine viene opposto alla idea di astrazione, di fantastico, idealistico, ipotetico (Utet, Grande dizionario della lingua Italiana). Per analogia, in psicoanalisi, si contrappone alla possibilità di simbolizzazione o di fantasmizzazione.
A me sembra utile, a tal proposito, e al fine di problematizzare un ovvio, che tanto ovvio non mi appare, sostenere invece una tesi forte, affermando che il concreto, nell'accezione cui si accennava sopra, nella situazione analitica, non può attualizzarsi, o meglio, volendo estremizzare, per amore di chiarezza, non può esistere. In altre parole nella peculiarità della situazione analitica, l'uso che la mente, per