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Ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Milano Alfredo Civita ha al suo attivo interessi e frequentazioni nell'ambito della psichiatria e della psicoanalisi, che, insieme ad originalità di pensiero e rigore metodologico, ne fanno un autore di vivo interesse per gli psicoanalisti. Ha pubblicato, prima di questo libro, La volontà e l'inconscio e Ricerche filosofiche sulla psichiatria ed ha curato l'edizione italiana delle Lezioni alla Salpetriere di J. M. Charcot . Inoltre ha conoscenza diretta dell'approccio psicoanalitico alla psichiatria, avendo frequentato seminari clinici e teorici tenuti da specialisti del settore come Fausto Petrella e Salvatore Freni.
La tesi centrale del libro è l'impossibilità di una riduzione della mente al cervello, così come di una mente che faccia a meno del cervello. Le attività mentali sono prodotte da un lavoro propriamente mentale, in collaborazione con il lavoro cerebrale, ma distinto da questo.
La riflessione dell'Autore prende le mosse da una critica argomentata e precisa nei confronti dell'approccio intuizionistico al problema mente-cervello. Fondata su un mito, quello della possibilità di una evidenza intuitiva, accompagnata sovente da espressioni come “mistero”, “enigma” e “dilemma”, la soluzione intuizionistica tenta di superare il salto esistente tra i due livelli, di riempire e pianificare la faglia tra il mentale e il cerebrale, di giungere alla fine ad un modello concettuale nel quale elementi mentali e cerebrali, psicocomportamentali e anatomo-fisiologici possano essere collegati da rapporti di causalità in senso stretto.
La possibilità di stabilire un nesso di causalità in senso stretto tra la mente e il cervello è l'aspirazione mitica e insieme illusoria di ogni approccio intuizionista. Civita propone, al posto della causalità in senso stretto, un legame tra la mente e il cervello determinato da un principio di causalità aspecifica. In forza di questo principio “il cervello è causa della mente