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A dieci anni dalla scomparsa di Eugenio Gaddini la Fondazione a lui intitolata (come ricorda Giorgio
Tecce nella prefazione) propone un volume di studi che prendono spunto dal suo pensiero e indagano in vario modo e secondo diversi stili personali nei “processi psicotici”. Al di là della funzione di ricordare e tenere viva nella memoria la figura di uno dei maestri della psicoanalisi italiana della seconda generazione, il volume si propone al lettore per diversi motivi di interesse, risultando un'opera a più livelli.
Ogni autore ha evidentemente assunto liberamente e creativamente un proprio spazio seguendo le inclinazioni e gli interessi personali derivati dalla propria ricerca teorica in psicoanalisi e dall'esperienza clinica, avendo come centralità non solo l'opera di E. Gaddini ma ovviamente il proprio modo di pensarla, di utilizzarla o di ampliarla con il proprio personale lavoro.
Questo per dire che il volume raccoglie degli stili di lavoro e di riflessione che mantengono la loro peculiarità e la loro originalità nei confronti della costruzione teorica del maestro, ma risultando originali appunto per la capacità di ognuno degli autori di distaccarsi per pensare, con le tematiche scelte, ai nuclei fondamentali della teoria dell'organizzazione mentale di base e ai suoi derivati teorici e clinici.
L'introduzione di M.L. Mascagni (Maria Lucia Mascagni: Introduzione: l'organizzazione mentale di base nel pensiero di Eugenio Gaddini) è un'approfondita ricerca sul formarsi dei concetti fondamentali della teoria gaddiniana e sui passaggi concettuali che egli ha fatto nel tempo, facendo ben vedere al lettore la ricerca “in progress”. Concetti appena abbozzati divengono man mano fondanti una metapsicologia dello strutturarsi del Sé ed una base teorica della tecnica.
E se il lavoro di Mascagni è di per sé un prezioso contributo di chiarificazione concettuale e storica, i lavori successivi vengono su questa base introduttiva ad assumere la funzione di illustrare non solo la