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In questo secondo volume del Trattato dedicato alla pratica clinica (il primo volume è stato pubblicato con il titolo Fondamenti teorici da Bollati Boringhieri, Torino, ), gli stessi argomenti di base presentati nel primo volume vengono ripresi e illustrati con esempi clinici. L'aspetto più originale e più interessante di questa parte è costituito dalle descrizioni dettagliate di sedute che occupano un lungo periodo di analisi e sono trascritte a seguito di registrazioni. “Il registratore — precisano gli Autori — è senza alcun dubbio un ascoltatore neutrale e non selettivo, cui nulla può sfuggire!” (p. 39). Di fatto, le sedute contengono integralmente quello che dice il paziente e gli interventi dell'analista, oltre a commenti vari fatti sia dall'analista coinvolto nella terapia che dagli Autori (in veste di supervisori). Certo, a volte si ha l'impressione — come direbbero i Sandler (1984) — che dalle trascrizioni emergano solo cattive sedute e pessimi analisti. La ragione di ciò, per gli Autori, è legata al fatto che solo analisti scadenti sembrano “disposti a mettere in pubblico i nudi fatti, le infallibili trascrizioni” (p. 41), quando invece sarebbe auspicabile che anche analisti illustri potessero rendere “disponibili alla discussione modelli ideali di trascrizione di dialoghi” (p. 41). C'è infatti una grande ricerca di modelli da parte di coloro che apprendono questo difficile mestiere di analista. Con ciò si vuole sottolineare la preminente importanza didattica delle registrazioni e delle discussioni sulle trascrizioni. Naturalmente il solo scambio verbale non è sufficiente a darci un'idea di quello che passa tra paziente e analista in seduta. Penso che le trascrizioni dovrebbero essere arricchite di segni e annotazioni e trasformarsi in una specie di spartito