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“La scorza e il nocciolo”, amorevolmente curato da Maria Torok, in seguito alla morte del suo compagno e coautore Nicholas Abraham, raccoglie il frutto del comune lavoro di ricerca iniziato
verso la fine degli anni '50 e proseguito ininterrottamente fino al 1975 (1). Il libro è pubblicato in italiano con un'attenta introduzione del curatore Lucio Russo.
La comune appartenenza, geografica e culturale, degli Autori ripropone l'attenzione meritevole dovuta a una terra, l'Ungheria, per il valore storico e l'attualità della sua tradizione psicoanalitica. Mi riferisco in particolare alla genialità disordinata di un Sandor Ferenczi, cui fanno complemento le originali anticipatrici riflessioni “sul metodo” di Imre Hermann, suo allievo, e poi il lavoro di Michael Balint, e di numerosi altri, e fra questi Bela Grunberger, un altro ungherese emigrato in Francia, l'analista della SPP presso cui Nicholas Abraham intraprese la sua analisi didattica, mentre presso la stessa Società Maria Torok, quella che sarebbe stata la sua compagna, svolgeva il training.
Con i due Autori assistiamo ad un tentativo apprezzabile di “ritorno (creativo) a Freud”: manifestano un amore, una passione autentica per il pensiero psicoanalitico di Freud, rivisitato in modo originale, una rivisitazione molto diversa da quella di Lacan. Della raccolta degli scritti di M. Torok e N. Abraham intendo segnalare quelli dedicati ai meccanismi di difesa della tradizione freudiana. Trovo interessante in particolare la riflessione a proposito della rimozione e la relazione posta tra questa, la costituzione dell'inconscio, l'introiezione, l'incorporazione, il lutto e la melanconia.
Gli Autori propongono di distinguere due differenti forme di rimozione.
Fedeli alla tradizione, specificano che rimosso non è altro che una rappresentazione o un desiderio; “sono questi che ritornano nel sintomo, altrettante ‘materializzazioni’ delle parole, come quelle che li hanno rimossi”.
E tale è la rimozione isterica: “l'isterica, infat