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I numeri che aprono e chiudono questa annata della Revue (che da quest'anno ha sommari anche in italiano) propongono due temi per
così dire classici: L'interprétation e La castration et le féminin dans les deux sexes. Cosa diventa l'interpretazione nelle attuali cure, nel poliglottismo e nella pluralità dei modelli teorici, nel passaggio dalla concezione memoriale della cura a quella processuale, dove è prioritario il lavoro sui limiti? Vi è una base comune nell'interpretazione o questa si confonde con l'attività di pensiero? De M'Uzan ripropone un “darwinismo interpretativo”, cioè l'intervento di un meccanismo di selezione di tipo darwiniano nella costruzione e nell'evoluzione dell'interpretazione, considerata una “creatura vivente”. Per la Roux invece l'interpretazione è un “luogo comune” di mutuo riconoscimento e mutua modificazione. Il femminile è invece il tema del LIII Congresso degli Psicoanalisti di Lingua francese dei paesi romanzi, di cui l'ultimo numero della Revue raccoglie gran parte del dibattito sulla ponderosa ed articolata relazione dei Cournut, per i quali il femminile è irriducibile alla femminilità e alla sessualità femminile e travalica il complesso di castrazione, ponendo il problema della rappresentabilità di ciò che è al di là della rappresentazione. Meno consueti, ma altrettanto fondamentali, i temi dei tre altri numeri. Nel secondo, Laios pédophile: fantasme originaire?, il fantasma della pedofilia omosessuale del padre, in genere occultato pur essendo l'organizzatore stesso del mito edipico, è proposto come fondatore dello psichismo nell'essere umano, doppio fantasmatico della madre nel suo ruolo di seduttrice originaria. Più di un autore studia la presenza del fantasma del padre seduttore nella teoria freudiana, mentre Roussillon sostiene che il fantasma della seduzione paterna ha la funzione di rappresentare la seduzione primaria legata alla relazione con la madre. Bayle tratta del destino del diniego di desideri e realizzazioni pedofi