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È attraverso la metapsicologia, “cuore e testa del sapere dei processi
inconsci”, “laboratorio” o “postscrittura” (Nacherzahlung), dove si costruiscono il materiale tratto dall'osservazione e dall'ascolto clinici e le condizioni di questi ultimi, che ci si può introdurre alla “cosa” psicoanalitica e cogliere la specificità della sua episteme. Questa è la convinzione che muove l'ultimo libro di Assoun: l'inconscio ha effetto, nella sua accezione psicoanalitica, solo se costruito come oggetto metapsicologico. I fondamenti della forma “metapsicologia” (l'oggetto, l'esempio e la finzione), i suoi elementi ovvero il suo contenuto (la rappresentazione, la cosa, la lettera), i suoi margini ovvero i limiti della dottrina della rappresentazione (l'affetto, il corpo, l'atto, il racconto) e, per finire, il soggetto e la sua funzione metapsicologica. Una categoria, questa del soggetto, apparentemente inoperante in Freud, ma la cui funzione attraversa tutta la sua teoria e sostiene tutta la sua pratica, costituendone il punto cieco di articolazione. Questi i capitoli, alcuni dei quali parzialmente tratti da lavori apparsi tra il 1984 e il 1991, lungo i quali Assoun svolge la sua descrizione e investigazione della Darstellung metapsicologica: in quanto fondamentalmente “messa in forma”, la metapsicologia è un quadro a tre dimensioni (topica, dinamica ed economica), che permette di cogliere elementi in continua trasformazione, impossibili da costringere in sintesi o visioni globalizzanti, e che non parla se non del soggetto, che vi funziona però “in absentia”