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Il volume di Green comprende una serie di saggi su psicoanalisi e letteratura, in parte inediti, scritti in un arco di tempo che va dal 1971 al 1991. I lavori che affrontano in modo teorico il tema dei rapporti tra psicoanalisi e letteratura sono i più ricchi e originali. Green va alla ricerca delle strutture costitutive della soggettività che il testo letterario fa lavorare e che sono scopribili après coup. Quando l'opera letteraria suscita emozioni nello psicoanalista, è segno che è successo qualcosa tra analista e testo. L'analista diventa allora l'analizzato del testo, reagisce al testo come a una produzione dell'inconscio. Green ritiene che l'interpretazione psicoanalitica non sia esaustiva, ma specifica, volta a individuare le relazioni tra il testo e l'inconscio, a trovare le tracce dei processi primitivi su cui è edificato. Il lavoro dell'analista consiste nello “slegare” (fare la déliaison) il testo, nello spezzarne la secondarietà per trovare un nucleo di più verità, quella del desiderio, del fantasma, dell'illusione, della storia, che la liaison (il legare), il lavoro letterario, ha coperto. Intorno a questi due concetti Green sviluppa il suo pensiero, pagando il debito dovuto a Winnicott, che individua nel lavoro artistico il luogo dello spazio potenziale (una no man's land), nel quale si sospende la questione della realtà e della non realtà, dell'intreccio tra fuori e dentro; è un luogo solitario e abitato dall'oggetto, assente e presente insieme. Il contributo teorico più interessante e produttivo di sviluppi sembra essere la definizione dell'opera d'arte come oggetto trans—narcisistico. Il testo crea una quasi presenza e una quasi assenza: nel lavoro dello scrittore è presente l'interlocutore—lettore, così come nella lettura del solitario fruitore è presente il desiderio dell'incontro con l'altro. La scrittura e la lettura sono un “essere solo in presenza dell'altro”, afferma Green, riecheggiando creativamente Winnicott. Questa teorizzazione viene uti