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Il Professor Giobatta Belloni
cattedratico di Neurologia giustamente rimpianto come scienziato, uomo politico e di cultura, levando i temuti occhietti ironici sul pubblico di studenti (forse a lui apparivamo dei volenterosi somari, e lo temevamo come uomo acuto e giusto) disse, fissando l'uditorio: “Homo sapiens non è un termine esatto, non mi pare che ce lo meritiamo. Homo timens sarebbe molto più appropriato.” Fu questo l'esordio della sua limpida, indimenticabile lezione sull'ansia. Qualcosa del genere lega le 238 fluenti pagine, scritte da due signore che conoscono e amano i bambini e sanno molto di come allevarli. Sono pagine in cui si sente che hanno con loro un rapporto di affettuosa complicità. Del resto una psicoanalista e una scrittrice dovrebbero sempre possedere questa dote in proprio, raffinata dal lungo esercizio professionale. Io però ritengo che le due autrici sappiano anche conversare tra loro, come persone adulte, scambiando fatti e affetti nel modo più utile e creativo, che include le modalità infantili. Le storie le ha scritte la Carrano, i commenti in corsivo l'Argentieri. Sarà proprio così? Direi che nelle storie ci sono suggerimenti psicoanalitici, nei commenti dell'analista non mancano sagge integrazioni delle storie. Le quali parlano di bambini e delle loro paure. Basta vedere l'indice: la paura senza nome, del fuoco, del chiuso, dei cani, della scuola. Ogni paura è presentata in un breve racconto, subito seguito dal commento in corsivo che fornisce una solida base teorica, poi fornisce il telaio teorico, ma anche spiega cosa si può dire al bambino, cosa non conviene spiegare, cosa resterà sempre inspiegabile. Ma soprattutto ci mostra che abbiamo bisogno delle paure, perché, anche se ci sembrano spiacevoli, sono fonte di rappresentazioni, invenzioni difensive, sono cioè fonte di pensiero e perciò ci conviene tollerarne una quota. Nella prefazione, con modestia, ci dicono che il testo non si rivolge agli specialisti. E in effetti un lettore