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“Mio nonno era storpio. Una volta gli chiesero di raccontare una storia del suo maestro. Allora raccontò come il santo Baalshem solesse saltellare e danzare mentre pregava. Mio nonno si alzò e raccontò, e il racconto lo trasportò tanto che ebbe bisogno di mostrare saltellando e danzando come facesse il maestro. Da quel momento guarì. Così vanno raccontate le storie”. Questo raccontino (tratto da I racconti dei Chassidim),è riportato (come esempio delle potenzialità riattualizzanti e trasformative del raccontare) da S. Bolognini e G. Trombini nel saggio “Due psicoanalisti riflettono su come logora curare”, che si occupa da un punto di vista psicoanalitico delle difficoltà emozionali del curare e del fenomeno del burnoutnelle situazioni sanitarie; il saggio di Bolognini e Trombini apre l'opera collettiva Come logora curare(che contiene anche contributi di R. Carli, T. Celani, D. Giovannini, F. Pellegrino, P.E. Ricci Bitti, G. Sarchielli, S. Sirigatti e G. Speltini). Ma il lettore non sia tratto in inganno. Anzi, le fantasie onnipotenti e l'eccesso di collusione con esse da parte dei curanti sono uno dei “fattori predisponenti il burnout” piú acutamente descritti da Bolognini e Trombini, nel loro discorso che si snoda attraverso tutta la complessa fenomenologia