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La corrispondenza tra Freud e Abraham, non ancora tradotta in italiano, mette in evidenza, oltre al ricco contributo di quest'ultimo al corpus psicoanalitico, l'esistenza di un interesse comune a entrambi, la melanconia, intorno al quale si è creato un sodalizio particolarmente stimolante che ha portato Freud ad acquisire ed elaborare il contributo di Abraham. Penso, soprattutto, a “Lutto e melanconia”: questo testo forse non sarebbe stato scritto, almeno nella forma in cui possiamo apprezzarlo, senza il paziente e attento lavoro preparatorio di Abraham. La teorizzazione sulla melanconia è il frutto delle due menti, distinguere ciò che è dell'uno e ciò che è dell'altro non è possibile.
Abraham incontra per la prima volta Freud a Vienna nel 1907, di ritorno da Zurigo dove era entrato in contatto con la psicoanalisi tramite Bleuler e Jung con i quali aveva collaborato al Burghölzli. Abraham ha trent'anni, il suo maestro 21 di più. Freud si dimostra un ospite squisito: paga l'albergo al giovane allievo e prima che lui riparta per Berlino gli fa trovare in camera due piccole statue egizie della sua collezione. È la nascita di un sodalizio che durerà tutta la vita interrotto dalla prematura scomparsa dell'analista berlinese, avvenuta nel 1925. L'incontro tra Abraham e Freud accade in un momento in cui la psicoanalisi sta uscendo dall'isolamento e necessita di menti forti,