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In questo suo libro Mitchell porta una critica, argomentata e puntuale, non solo alla teoria monadica della mente, ma anche alle teorie relazionali, che non sono abbastanza attente alle molteplicità degli eventi delle interazioni umane.
La sua affermazione forte è che o consideriamo il significato psicologico intrinseco, e applicato solo successivamente al campo relazionale, oppure lo consideriamo negoziato attraverso l'interazione. Se la psicologia del Sé è attenta ai significati riguardanti l'instaurarsi ed il mantenersi di un senso di identità (modello che Mitchell chiama relazionale per implicazione); se quella delle relazioni oggettuali sostiene che è il piacere del rapporto, più che il piacere in sé e per sé, primario nell'interazione con gli altri (modello che M. chiama relazionale per proposito); se, come sostengono altri tra i quali Bowlby, la motivazione delle relazioni personali è data dal fatto che siamo costruiti così, e che quindi è il contatto in quanto contatto, l'interazione in sé e per sé, che motiva l'attaccamento (modello che M. chiama relazionale per destino), se tutto ciò è vero, ed è vero secondo l'Autore, occorre creare un modello che possa “integrare selettivamente” questi approcci, perché ognuno illumina aspetti diversi dello stesso processo.