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Questo librino, nella sua apparenza modesta, ma sobriamente raffinata, trae in inganno: “L'arte della interpretazione, decostruzione e
nuovo inizio nel processo psicoanalitico” è uno scritto intenso ed efficace. Contiene un susseguirsi logico, stringente, incalzante, essenziale di illustrazioni tratte dalla pratica clinica, di passi teorici psicoanalitici e di citazioni filosofiche che dimostrano una grande esperienza ed una profonda cultura. È come se l'autore, ormai ottantenne, raccogliesse tutto il suo sapere e tutta la sua esperienza in una sintesi acuta, anche se difficile; è come se ripercorresse ed esponesse il progredire del suo pensiero nel suo cammino psicoanalitico e ne riassumesse l'evoluzione per arrivare ad una composizione teorica chiara e coerente.
Mi permetto un gioco di parole, che può suonare irrispettoso, ma, che, invece, esprime ammirazione: la parola Loch in tedesco significa buco. Mi sembra, al contrario, che Loch abbia fatto collegamenti, gettato ponti, eliminato discontinuità, in breve che abbia veramente riempito buchi. Il tutto impegna in una lettura attenta e, spesso, faticosa, ma molto remunerante. Riportarne il contenuto è rendere banale una esposizione, che è, invece, solida e profonda.
Come punto di partenza, ovviamente da Freud, c'è il convincimento che ogni creazione psichica ha un significato (e in ciò sono impliciti una attesa ed un pregiudizio) e che la psicoanalisi non è una indagine scientifica senza tendenza, ma un intervento terapeutico e che non vuole provare, ma solo cambiare qualche cosa. Loch espone l'insorgere dei conflitti, lo svilupparsi dei sintomi e ne schizza la dinamica sottostante. Sottolinea come per la loro decifrazione occorra l'arte dell'interpretazione, o tecnica della traduzione, attraverso la quale si indovina l'inconscio nascosto al paziente. Parla di segni, di simboli, della formazione del linguaggio, della memoria, della relazione, dell'instaurarsi del transfert e del controtransfert, della regressione,