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Al ritorno dal congresso della FEP svoltosi a Nizza sul tema della omosessualità, ho avvertito il disagio di come l'argomento fosse stato prevalentemente affrontato prendendo in considerazione il modello dell'omosessualità maschile. Ho trovato, pertanto, stimolante rivolgermi ad un volume in cui tale argomento è discusso sul versante femminile. La curatrice raccoglie il lavoro di sei psicoanaliste, di cui però solo tre compaiono sul Roster dell'IPA.
Il libro si apre con il contributo di Gissrau, che mi ha richiamato di Nizza quegli interventi “militanti” ed “ideologici” di alcuni psicoanalisti di lingua tedesca, che sembravano voler decisamente negare ogni possibile relazione tra omosessualità e psicopatologia. Il lavoro della Gissrau entra a pieno titolo tra quelli che mettono prioritariamente l'accento sulla discriminazione degli omosessuali nella società (anche in quella psicoanalitica). Vengono inoltre proposte delle tesi azzardate sull'evoluzione psicosessuale di donne lesbiche, alle quali si arriva ad attribuire, ad esempio, un Io più forte che consente loro di affermare la propria “identità omosessuale” anche in un ambiente fortemente ostile. Ad un certo punto si ravvisa il suggerimento all'analista di abbandonare, in queste situazioni, la neutralità per fornire un ambiente