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Se è vero che la ricerca psicoanalitica si è occupata, in origine, di descrivere soprattutto ciò che accadeva nel paziente durante il corso del trattamento, è altrettanto vero che a partire dagli anni ‘50 una notevole parte della letteratura è stata dedicata all'assetto interno dell'analista al lavoro; e che gli interessi attuali di molti colleghi sono orientati — in senso profondamente integrativo — verso lo studio dei concetti di campo, di relazione e verso la riscoperta dei processi interattivi (Filippini, Ponsi 1993).
In particolare, l'esperienza condivisa è la meta più valorizzata dalla psicoanalisi attuale: si è ormai compreso che la trasformazione si realizza preferibilmente in un medium relazionale, e che la mente del paziente si conforta e si organizza quando l'analista riesce a svolgere la sua funzione, con competenza e umanità, là dove gli oggetti primari furono inconsistenti nel momento del bisogno.
Gli psicoanalisti odierni, disponibili a condividere il campo intersoggettivo , sembrano temere meno dei pionieri il coinvolgimento emotivo in seduta, per la loro più estesa e approfondita esperienza formativa, che si traduce spesso in un'aumentata capacità di articolazione interiore.
Essi appaiono maggiormente propensi o almeno “rassegnati”,