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I due tratti che caratterizzano la psicoanalisi contemporanea sono la crescente attenzione alla persona dell'analista, in particolare ai suoi sentimenti, ciò forse a causa della sempre più spiccata prevalenza tra i nostri pazienti di casi-limite, e la tendenza alla revisione della teoria. Queste linee convergono nella ricerca di nuovi modelli della cura. La recente fortuna incontrata dal concetto di campo analitico (W. e M. Baranger 1990) e dalla teoria che ne deriva è da ascrivere all'azione di questi fattori.
Ho supposto che la prevalenza dei casi-limite tra i nostri pazienti possa avere una qualche rilevanza nella determinazione di questi processi perché, a ben vedere, in psicoanalisi, da sempre, le difficoltà o i fallimenti della clinica sono stati il motore delle revisioni. Furono l'enigma della nevrosi traumatica e l'inaccessibilità delle nevrosi narcisistiche che, intorno agli anni venti, indussero Freud ad andare “al di là del principio di piacere”. Precedentemente egli aveva disegnato un modello dell'apparato psichico e correlativamente della cura sulla centralità del meccanismo della rimozione. Questa si opponeva all'intento (della cura) di “rendere conscio l'inconscio”. La relazione analista — analizzando fondata sul modello fisiologico del sogno (Green 1990) veniva immaginata come superficie proiettiva del transfert in analogia con il fenomeno dei transferts dei pensieri