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Queste mie riflessioni sulla difficile questione della formazione — in particolare della formazione nei DSM che si occupano essenzialmente di soggetti psicotici — nascono da un'esperienza molto interessante, ma circoscritta e limitata, che da alcuni anni sto facendo con un gruppo misto di operatori dell'ambulatorio e del servizio diagnosi e cura del DSM della RM1. Trattandosi di un'esperienza limitata anche il mio pensiero sulla formazione — pensiero generato direttamente dall'esperienza stessa — non potrà che essere limitato, nel senso che toccherà un aspetto particolare della domanda di formazione. Non sono ancora in grado di valutare se questo “esempio” particolare e singolare di formazione in corso possa assurgere a “modello” più generale, ovvero debba discretamente rimanere una ricca e viva esperienza mia e di pochi altri.
Mi è stato chiesto, in primo luogo come psicoanalista formatosi nella S.P.I. e poi come psicoanalista che ha fatto una lunga esperienza nella conduzione di piccoli gruppi a funzione analitica, di aiutare il gruppo di operatori a comunicare con la mente psicotica, quella del paziente la cui vicenda clinica veniva di volta in volta narrata e quella che emergeva nel gruppo in alcuni momenti di intensa partecipazione.
Ciò nonostante non ho chiesto al gruppo di pensare l'esperienza