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Chicago, agosto 1995
Come sa, lei mi è sempre parso un nordamericano piuttosto fuori dai canoni rispetto alla media dei suoi concittadini; mi ha sempre fatto l'impressione di essere un gentiluomo mitteleuropeo. Sarebbe d'accordo con me?
Be', senz'altro nella mia famiglia ne conosco alcuni esempi. Ma abbiamo lasciato l'Europa quando avevo undici anni e mi sono trovato a frequentare ambienti di tutti i generi, molto diversi da quello; perciò mi ci sono voluti molti anni per capire meglio che cosa avessero di buono le culture della Mitteleuropa e poi per provare a emularle.
Ecco, quel che ho trovato di meglio beninteso non poteva essere il clima parafascista che a volte predomina in quelle regioni, ma piuttosto l'orientamento verso l'occidente, che in una città come Budapest è condiviso dallo strato più elevato dell'intellighenzia. Sia detto per inciso, ai primi del secolo c'era Ferenczi, che in questa cerchia occupava una posizione centralissima. Ne facevano parte personaggi di fama mondiale, come Bartòk, Arthur Koestler, Burckhardt e così via…