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Se dovessi condensare in un motto quello che mi è apparso essere lo spirito di questo bel libro, sceglierei “libertà nella tradizione”! Ciò nel senso che in tutte le pagine del libro si respira una atmosfera di libertà emotiva e operativa da parte delle Autrici (membri della SIPPsIA, Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica della Infanzia e della Adolescenza), impegnate in seduta, davvero “senza memoria e
desiderio” e ricche di quelle “capacità negative”, le uniche che consentono lo sviluppo di un'autentica creatività trasformativa in seduta. Ma al tempo stesso sono chiari, nel susseguirsi dei capitoli, la conoscenza e il rispetto che le Autrici hanno per le teorizzazioni relative al concetto di transfert, puntualmente ripercorso nelle articolazioni da Freud in avanti.
Il lettore è portato a condividere un viaggio alla ricerca della specificità dell'intervento terapeutico con i bambini, alla luce del concetto di transfert. Tale ricerca assume ancor più importanza, se si tiene conto del particolare momento storico in cui la psicoanalisi si trova, a confrontarsi con una molteplicità di approcci alla sofferenza psichica, rendendo necessaria una approfondita valutazione sia dei propri strumenti che degli effetti della cura.
Nella convinzione delle Autrici che l'oggetto della ricerca è la coppia al lavoro, il transfert non è considerato solo come ricerca dell'originario, ma diviene anche significativo del piano relazionale che di continuo informa e da cui “il transfert muove”: ciò nell'intento di costituire uno spazio rappresentazionale in cui storia personale e relazione possono essere reinventate o riscritte.
Il legame costante tra transfert e relazione diviene qualcosa che illumina il processo terapeutico, producendo rappresentazioni che sono anche funzionali a uno sviluppo individuale del bambino, pur essendo questi “depositario di un patrimonio inconscio generazionale”, essendo stato a sua volta oggetto di transfert da parte dei suoi genitori; al riguardo c'è