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A cura di Franco Borgogno è questa l'edizione italiana di The Independent Mind in British Psychoanalysis, pubblicato nel 1991 nella edizione inglese. Il curatore ha scritto per l'edizione italiana una interessante e chiara prefazione dalla quale è agevole individuare alcuni elementi fondamentali e comuni degli psicoanalisti inglesi che fanno parte del gruppo degli Indipendenti, in passato indicato come Middle Group. Si tratta di autori che hanno costituito una scuola non rigida e chiusa, favoriti da accoppiamenti culturali esogamici, con una forte marcatura sperimentale e pragmatica e che hanno da sempre preso in considerazione il ruolo degli “oggetti” esterni, vale a dire delle persone presenti nella vita dei pazienti, pur senza essere rigidamente ambientalisti. Gli Indipendenti nacquero dalla controversia che vide schierati i seguaci di Anna Freud, da una parte, e di Melanie Klein, dall'altra. In un certo senso la loro radice prima fu quella indigena: erano gli psicoanalisti inglesi. Inoltre, per essere inglesi avevano delle peculiarità singolari: prima di tutto era no culturalmente Europei e quindi curiosi di apprendere quanto avveniva sul Continente. Quando la persecuzione nazista movimentò l'immigrazione non ebbero difficoltà ad accoglierla. Ma quando i capiscuola immigrati e il loro seguaci cominciarono a litigare non parteciparono alla lite e si preoccuparono di evitare che la loro società si frantumasse. La lettera di Strachey a Glover dell'aprile del 1940 è assolutamente significativa nell'indicare questa posizione. Il volume di Eric Rayner presenta una rassegna molto ampia del pensiero dei diversi autori del gruppo degli Indipendenti e del loro contributo alla teoria e alla clinica psicoanalitica. Incontriamo dunque Winnicott, Bowlby, i Balint, Jones, la Brierley, Rycroft, la Sharpe, Nina Coltart, Masud Khan, Matte Blanco, Fairbairn, Martin James e John Klauber, Rickman, Gillespie e Sutherland, la Heimann, Glover, Bollas e Limentani, Stewart e Symington, C