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Individuo e individualità oggi è un argomento che merita una presentazione. La parola individuo, infatti, mette in evidenza in primo luogo la caratteristica fondamentale di indivisibilità e dunque del tipo particolare di unità che, appunto, costituisce l'individuo: si tratta di una unità irriducibile, nel senso che, benché essa possa essere scomposta, solo l'insieme delle parti possiede le caratteeristiche dell'individuo. In questo senso, la parola fa anche riferimento ad un aspetto concreto, percettibile: l'individuo ha una sua unità spazialmente caratterizzata come necessaria. Solo metaforicamente si può essere “con la testa da un'altra parte”. Le unità superiori o inferiori — ad esempio rispettivamente un gruppo o una cellula — non godono di questa proprietà: il gruppo si può scomporre da un momento all'altro e manifesta proprio in questo che la natura della sua individualità è metaforica e la cellula può essere scorporata solo tramite un artificio.
Ma una cosa è la parola ed un'altra l'oggetto al quale questa si riferisce. Se si pensa all'oggetto di riferimento per antonomasia — all'individuo umano, dunque — a balzare in primo piano non è forse tanto la caratteristica di unità irriducibile, quanto quella della unicità. L'individuo è unico, irripetibile, mai eguale ad un altro. Anzi, quando il dubbio sulla possibilità di un'eguaglianza si insinua, è necessaria una lunga elaborazione per attribuirle delle caratteristiche che possano esorcizzare in qualche modo — spesso compensatorio — l'inquietudine suscitata, consciamente o inconsciamente, da questa possibilità: si pensi ad esempio alla costanza della elaborazione, sia mitologica sia letteraria, del tema dei gemelli nella nostra cultura ed alla importante patologia connessa alle problematiche del doppio. Oppure si pensi alla lunghezza delle vicissitudini storiche necessarie per consentire di elaborare il concetto di eguaglianza dei diritti di ciascun individuo e le successive traversie del dibattito intellettuale