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In questo volume Angelo Battistini, dopo un'agile introduzione, riunisce (cap. 1) una sobria cronaca dei fatti relativi al delitto Maranzano (avvenuto nel 1989), il testo dei verbali di interrogatorio degli imputati indagati (cap. 2), la perizia psichiatrica che egli condusse sul principale imputato, Alfio Russo, nel 1993, per incarico del Giudice per le indagini preliminari (cap. 3), un post-scriptum (cap. 4) e le decisioni contenute nella sentenza del Tribunale di Rimini.
Si tratta — diciamolo subito per cavarci un rospo che comunque dovrebbe saltar fuori — di un libro da leggere per così dire in silenzio. Battistini ha molto opportunamente scelto la strada di usare, nell'introduzione e nel post-scriptum, un linguaggio essenziale e scarno, evitando commenti tesi a suscitare emozioni forti. Sarebbero stati superflui o irritanti: emozioni forti e sentimenti terribili comunque si provano, a leggere i testi degli interrogatori o nel seguire le argomentazioni della perizia. Leggerlo in silenzio, senza la consolazione di una musica sullo sfondo o la compagnia di qualcuno per parlarne, significa anche permettersi di tollerare quella terribile sensazione che è il dolore psichico, il dolore che l'adulto prova quando sperimenta o si rappresenta una situazione nella quale non aiuta un altro che è in pericolo, il dolore della madre o del padre che capisce di non aver aiutato (per qualsiasi motivo) il suo bambino in un momento in cui egli ne aveva bisogno.
Per contrasto, il libro che m'è venuto subito in mente, leggendo questo, è Se questo è un uomo di Primo Levi, forse perché in entrambi i casi si parla d'una realtà totalitaria (benché vista da angolature assai differenti) o forse anche perché la stessa immagine, il profilo psicologico e sociale di Alfio Russo che emerge da tutto il libro può far porre una domanda analoga: ma questo è un uomo? È noto che questa domanda ha una sola risposta possibile e che i problemi e i dolori nascono proprio perché si può dare solo una rispost