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Si tratta di una rivista trimestrale edita da Stephen Mitchell, con un comitato redazionale rappresentativo di varie correnti psicoanalitiche dell'area relazionale (tra i tanti Bollas, Coltart, Eagle, Fosshage, Gabbard, Greenberg, Modell, Ogden, Bott Spillius, Wallerstein). Con “Relational Perspectives” si intende sottolineare che la gran parte delle attuali correnti psicoanalitiche ha sostituito la metateoria pulsionale freudiana con un contesto teorico poggiante essenzialmente sulle relazioni. Il suo obiettivo è quello di suscitare nuovi dialoghi e di approfondire quelli già esistenti tra le diverse scuole di pensiero psicoanalitico. Nel tentativo di chiarire concetti, esplorare contrasti e approfondire la comprensione, pubblica articoli di taglio diverso, alcuni con un approccio integrativo e comparativo e altri con una prospettiva più personale e definita, simposi su temi specifici, risultati della infant research, interviste ad autori di libri recenti. Lo spirito che pervade questa rivista è ben descritto dal lavoro di Silverman (From Philosophy to Poetry. Changes in Psychoanalytic Discourse), che esprime la necessità di superare la dicotomia tra la posizione empirico-positivista e quella socio-costruttivista, a favore di una integrazione promotrice di nuove conoscenze in psicoanalisi. Per il costruttivismo, la percezione della realtà è indeterminata, relativa, contestualizzata, l'individuo è un organismo generatore di significati, il mondo è una costruzione soggettiva, la verità si costruisce per coerenza con una serie di proposizioni. Con tale ottica vengono enfatizzate la natura interattiva o, meglio, intersoggettiva del processo terapeutico, le influenze reciproche nella diade psicoanalitica, il ruolo dei genitori e dei fattori ambientali nella comparsa delle patologie psichiche. Secondo l'Autrice, le nuove teorizzazioni costruttiviste devono essere però integrate con le ricerche (di tradizione empirica) cognitiviste, che hanno confermato l'esistenza di pro