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Di grande importanza questo ultimo volume di Gill, recentemente deceduto, in un'epoca nella quale, come egli premette, molte sono le discussioni relative alla psicoanalisi, al suo valore, ai suoi limiti, agli stessi assunti fondamentali. Tra i molti meriti l'offrire una panoramica delle trasformazioni a livello della teoria e della tecnica psicoanalitiche, anche in rapporto alle obiezioni e ai rilievi critici; c'è dunque la possibilità di comprendere sia come si sono sviluppate tante diverse prospettive, sia come è possibile mantenere una continuità nel campo della teoria e della pratica, evitando dannose rigidità, cioè conservando ciò che è utile e modificando ciò che non lo è. Tra i molti esempi di questa capacità di visione comprensiva, cito il fatto che non viene considerato determinante il contributo di nessun Autore, che anzi acquista un preciso valore proprio perché è messo in relazione con il contesto, o la descrizione dei vari modelli psicoanalitici, delle pulsioni, dell'Io, delle relazioni oggettuali e del sé, nelle loro gerarchie concettuali ed interpretative, per cui in ciascun modello una gerarchia è determinante, senza escludere necessariamente le altre.
In particolare sul piano teorico, seguendo il punto di vista costruttivistico, Gill riconosce un'influenza reciproca soggetto-oggetto, unitamente alla loro esistenza indipendente, e ciò dà la possibilità di ampliare il punto di vista economico, legato all'attenzione esclusiva agli istinti e alle loro vicissitudini, proponendo una visione più equilibrata rispetto all'interno e all'esterno, all'intrapsichico e al relazionale. I diversi concetti vengono quindi riesaminati alla luce dell'esistenza di una base interattiva,