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In questo ultimo libro Ogden evidenzia ancor più chiaramente la sua concezione della psicoanalisi come modalità di gioco dinamico reciproco di due soggetti nella
stanza d'analisi. L'analista non è più un osservatore, perché è proprio la sua esperienza nella situazione emotiva che è considerata l'unica via possibile per una comprensione della relazione analitica. Nel processo analitico, infatti, l'analizzando non parla solo dei modi in cui egli crea la sua esperienza emotiva, ma contribuisce a creare nel setting analitico uno spazio psichico, che riflette le forme e le modalità di quello in cui abitualmente vive. L'analista partecipa inconsciamente a questa costruzione intersoggettiva e, attraverso l'analisi del controtransfert, può avere accesso ai modi di essere che formano la matrice del mondo interno del paziente.
Ogden parte dalla storia della teoria psicoanalitica e descrive l'evoluzione del concetto di soggetto dell'analisi. Per Freud, la concezione della soggettività è dialettica: il soggetto è creato, mantenuto e “decentrato” da sé attraverso il gioco dialettico tra il conscio e l'inconscio; il principio della presenza nell'assenza e dell'assenza nella presenza sostiene la concezione freudiana di questo movimento dialettico. Per la Klein, invece, il soggetto si costituisce attraverso il gioco dinamico dei diversi modi di attribuire un significato all'esperienza (le posizioni), che conduce alla creazione di un soggetto “decentrato” nello spazio psichico e nel tempo analitico. Il concetto di identificazione proiettiva, sviluppato da Bion, Joseph, Rosenfeld, introduce invece la concezione di un soggetto che si costituisce nel contesto di un sistema complesso di forze emotive interpersonali, tra soggetto e oggetto.
Per Ogden è con l'introduzione di queste ultime prospettive che la teoria della tecnica analitica subisce un cambiamento radicale e che il focus di interesse diventa lo studio dell'interdipendenza tra analista e analizzando e quindi del gioco fra tran