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Quanto pesa il fumo? Sembra che solo Sir W. Raleigh abbia trovato la risposta, lui che derubando i cattolicissimi re spagnoli, criminali dell'idealità, aiutò Elisabetta I a fondare una nazione nuova.
Il delizioso aneddoto ci viene narrato da uno dei due protagonisti, un tabaccaio e un suo cliente scrittore, all'inizio di questo bel film, ambientato in un luogo che si avvia ad essere desueto e tra poco proibito: una tabaccheria di Brooklyn. E subito affascina chi è abituato ad interrogarsi sulle sfumature con quel tanto di curiosità trasgressiva, che serve a soppesare l'animo umano e a prestare attenzione ai particolari. Cosa c'è di diverso nella stessa inquadratura ripetuta ogni giorno per anni? Dipende dall'attenzione con cui si guarda, dice il tabaccaio, fotografo dilettante, che da 14 anni riprende lo stesso angolo di mondo. Si può, per esempio, ritrovare il sorriso di una moglie amatissima, sottratto alla memoria da un dolore intollerabile e da lì ricominciare. I personaggi del film si muovono in una storia costruita come un puzzle, i cui pezzi sono tenuti insieme dall'ostinata e muta fermezza di un ragazzino negro nel cercare un varco per riavvicinarsi al padre che lo ha abbandonato. Rubando, mentendo e poi riparando, ma continuando a tentare, i frequentatori della tabaccheria ritrovano una dimensione di calore umano autentico, in un mondo dove, dice uno dei personaggi “tra poco ci proibiranno anche di sorridere”, cercano di ricomporre un tessuto familiare e affettivo, sconvolto da lutti, delusioni, dolori, recuperando una identità, rimasta congelata, smarrita o in fieri.
La circolarità della narrazione si conclude con l'esemplare racconto di Natale, dove un gesto all'apparenza assurdo e trasgressivo capovolge la logica comune: non si usa infatti restituire al teppista il portafogli che gli è caduto mentre ci rapinava, ma proprio quel gesto è la chiave di volta del cambiamento. Quello che il tabaccaio, sorta di Jean Valjean del 2000, trova, è una zona di illusion