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Opera di sintesi in tema di ricerca psicologica sul fenomeno della guerra, questo libretto tiene conto anche di letture psicoanalitiche essenziali. Il giovane Autore sembra aver trovato la strada giusta in percorsi intricati, proprio per l'attenzione metodologica con cui pone la questione (v. Introduzione, pag. 8): Si può usare un metodo psicologico per indagare su un fenomeno collettivo, politico, qual'è la guerra? Accenniamo ad una duplice risposta affermativa. Vedremo come C. Battaglia sappia tener conto del secondo momento di questa risposta.
a) Il metodo psicologico si può applicare per via di una comunanza che esso ha con il campo della ricerca sui fenomeni umani collettivi. Entrambi sono infatti riconducibili ad un'indagine di tipo storico. E così tutta la psicoanalisi, fin nelle sue formulazioni più “teoriche”, dipende dall'originario impianto “clinico” in cui trova i fenomeni che interessano la sua ricerca: storie di relazioni umane. Questo fondamento storico-fenomenologico è però piuttosto trascurato dalla psicologia accademica. Ne tiene invece conto F. Fornari, in quanto sostiene il concetto di un campo di ricerca psicostorica, sul quale egli fonda tutta l'esposizione della sua opera La malattia dell'Europa .
b) La psicologia infatti non è concepibile come “individuale”, in senso stretto. Essa è ricerca inter soggettiva (proprio in quanto riguarda il soggetto in quanto tale, nella sua intenzionalità). Con una opportuna citazione (pag. 82), Battaglia nota che la “psicologia dei corpi politici” è quella che “spiega” non le istituzioni in base agli individui, ma piuttosto “la dinamica psichica degli individui in quanto portatori di funzioni istituzionali”. L'aspetto più originale dell'argomentazione di questo libro è appunto quello che mostra (cap. IV) come nessun concetto di “aggressività” individuale sia sufficiente (e forse neppure adatto) a spiegare il fenomeno collettivo della guerra. Le osservazioni dell'Autore si approssimano forse a quelle che R. Girar