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Almeno due assunti fondamentali della psicoanalisi risultano oggi strettamente connessi alle cosiddetta teoria della complessità, che nell'ultimo ventennio sta fornendo un nuovo e potente paradigma sovradisciplinare alla scienza. Il primo è quello di conflittualità, il secondo quello di organizzazione. Li tratteremo entrambi più vantaggiosamente da un punto di vista unitario e generale, quello del rapporto processo/struttura, collocandoci in una prospettiva quanto più possibile vicina alla teoria della complessità, per cercare di mostrare convergenze e analogie fra le dinamiche dei sistemi complessi in transizione di fase e quelle, a noi molto più familiari, descritte in metapsicologia dal punto di vista dinamico. Vedremo così delinearsi alcune relazioni significative fra i concetti della teoria della complessità da un lato e quelli psicoanalitici dall'altro (Moran 1991), e assisteremo di sfuggita anche all'evocazione di un venerabile e polimorfo demone filosofico, che resiste da migliaia di anni ad ogni esorcismo: uno dei suoi tanti nomi qui può essere quello di ‘problema del rapporto osservatore/osservato’. Forse non sconcerta più nessuno il fatto che questo demone può accomunare campi così disparati e apparentemente lontani come la psicoanalisi