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Il lavoro di Carmelo Conforto permette di affrontare una questione che assume sempre più importanza per la teoria psicoanalitica della relazione clinica: quella dell' incidenza del setting nella definizione del “campo” dei fenomeni interessati dalla relazione.
Sullo sfondo aleggiano riflessioni che riguardano “l'estensione” del setting e l'inscindibilità tra questo, il funzionamento mentale del paziente (soprattutto psicotico) e della coppia, e i modelli teorici di riferimento.
Certo i richiami puntuali ai Baranger e a Bleger risultano nella circostanza particolarmente felici perché le loro considerazioni sulla funzione del setting come ordinatore dell'esperienza psicoanalitica, ma al contempo come luogo di deposito delle difese psicotiche del paziente (il “bastione” dei Baranger) o come luogo di incistamento delle parti psicotiche (l'assunto simbiotico) della coppia (Bleger), costringono a rivedere in una prospettiva diversa la funzione del setting e l'incidenza di alcuni suoi fattori sulla relazione.
La messa fra parentesi dell'ordine spazio-temporale esterno attraverso l'introduzione della regolarità nell'ordine esperienziale interno (puntualità-ritmo-durata delle sedute) traduce la qualità fondamentale della ripetizione nella “silenziosità” del setting. Ma tale condizione, obbligatoriamente silente, rischia di rendere “muti” fenomeni mentali (vissuti emotivi, fantasmi, angosce, difese) che solo la rottura di quella regolarità può rendere visibili.
(A tale proposito riacquistano spessore anche gli interrogativi relativi al senso e alle qualità da attribuire agli actings).
“Oltre il divano” ribadisce così la sua intenzione di volersi porre non tanto come spazio aperto alla individuazione dei luoghi “eccentrici” della psicoanalisi, ma come strumento-occasione di riflessione sui punti critici della teoria e della clinica, o ancora sui luoghi limite dell'esperienza psicoanalitica comunque intesa.
Lucio Sarno