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Gli scritti proposti da A. Brignone, nel volume che egli stesso ha curato, mostrano uno spaccato interessante ed articolato delle diverse culture psichiatriche. Gruppi di lavoro, particolarmente equipaggiati sul piano delle risorse teorico scientifiche, sono messi a confronto nel tentativo di rendere la prassi istituzionale territoriale oggetto di riflessione, di elaborazione teorica, contribuendo in tal senso ad una vera e propria crescita delle potenzialità terapeutiche dei diversi contesti istituzionali.
L'aver introdotto un orizzonte epistemico, già prefigurato nel sottotitolo “modelli psichiatrici a confronto”, attraverso una riflessione di secondo grado capace di cogliere nessi tra culture, sistemi di valori, modelli di comprensione e prassi espressa da un gruppo di lavoro, testimonia di un approccio epistemologico fondamentalmente differente da quello condiviso dalle epistemologie di stampo positivistico, “dove il fenomeno della domanda e l'oggetto della domanda appartengono a domini distinti” (H. Maturana, F. Varela, L'albero della conoscenza). Laddove “l'ipotetica indipendente realtà esterna, dotata di proprietà oggettive”, ha significato soprattutto, per la psichiatria nel passato, un soffocante ancoraggio a paradigmi riduzionisti di tipo biologico. Tali problematiche mi sembrano chiaramente espresse nel lavoro di Eugenio Borgna: “Ogni riflessione critica sulle fondazioni scientifiche della psichiatria sottointende, dunque, l'esigenza di considerare e di valutare le prassi alla luce delle prospettive teoriche che le condizionano del resto più o meno profondamente: anche se, nell'affrontare questo discorso, sono necessarie categorie metodologiche diverse da quelle di cui si serve abitualmente la clinica”.
Aver posto con chiarezza l'interdipendenza esistente tra modelli di riferimento impliciti o espliciti, prassi terapeutiche ed esiti, io aggiungerei, di tali fattori sulle condizioni soggettive di sofferenza, ci consentirà nel futuro di guardare con maggiore