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Benvenuto questo libro per un insieme di ragioni, riguardanti la linea di trattazione del tema e l'identità degli autori. Francesi, ma non di Parigi, psicoanalisti di bambini e pedopsichiatri, in coppia nella vita e nel lavoro, come per meglio affrontare la mole del lavoro di preparazione e documentazione di una tale storia psicoanalitica, storia che in Francia gode di una sicura tradizione (Barande, Jaccard), Claudine e Pierre Geissmann presentano in prospettiva e progressione storica le idee degli autori principali (verrebbe da dire, principiali), accanto alle loro vite nei momenti salienti. Questa linea di esposizione, che procede per idee sufficientemente chiare e distinte, concisione e sicurezza di giudizio, considerevole compenetrazione con i diversi punti di vista (da vero storico!), permette tra le successive idee dello stesso autore e, soprattutto, dei diversi autori un continuo, utilissimo e interessante confronto; mentre i significativi dati biografici possono essere avvicinati alla direzione e alla qualità delle idee che li sovrastano. Un confronto di questo genere è storicamente avvenuto in almeno tre occasioni - come il libro documenta - tra le idee di A. Freud e quelle di M. Klein in simposi sull'analisi del bambino del ‘27 e del ‘61 e nelle famose “controversial discussions” dei primi anni ‘40, le più ampie e impegnative, ma sull'opera kleiniana ancora incompleta. Ma la ragione così in favore di questa storia, e intrinseca al suo tema, è che la psicoanalisi del bambino, in quanto psicoanalisi della comunicazione o linguaggio preverbale, non verbale o extra verbale e psicoanalisi in situazioni particolari o eccezionali, come spesso nell'adolescente o nel giovane dissociale, va ben oltre lo specifico ambito dell'età evolutiva, e forse anche per questo ha permesso di fare nuove e diverse osservazioni cliniche e di elaborare nuovi modelli e teorie. Penso qui in primo luogo a M. Klein, della quale il filosofo della scienza J.O. Wisdom (1970, pag. 358)