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Con questi due numeri, dopo venticinque anni, l'esperienza della Nouvelle Revue de Psychanalyse si conclude. O meglio, si “incompie”, come precisa Pontalis nella sua prefazione (“Au moment voulu”), dove questa decisione - non dettata da ragioni editoriali o obiettive - è ricondotta, in una prospettiva molto psicoanalitica, al venir meno del desiderio di “fondarla” ogni volta come fosse la prima. È quindi rivendicata una valenza “fondatrice” allo stesso gesto di chiudere la rivista, che partecipa di quell'esigenza che ne mosse la creazione: evidenziare ciò per cui il pensiero scaturito da Freud e dalla pratica analitica incide e turba ogni pensiero, in primo luogo quello degli stessi psicoanalisti. E come tema dell'ultimo numero è stato scelto, naturalmente, “L'inachèvement”.
L'incompiutezza - che sembra contrassegnare la nostra cultura ed essere ormai inscritta nella produzione stessa di un'opera, ma può anche essere un sintomo - richiama soprattutto l'Hilflosigkeit del piccolo d'uomo, nonché la “formidabile potenza di incompiutezza” di Freud che, senza idolatrare il frammento e pur sapendo che è nella ricerca della pienezza un motore fondamentale di ogni ricerca di pensiero, è sempre stato attento a teorizzare senza sistematizzare. Dei numerosi contributi possiamo soltanto