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I dodici quaderni di quest'anno si possono dividere in due gruppi: quelli che approfondiscono un'area tematica e quelli che raccolgono liberamente i contributi di singoli autori.
Incomincerò con l'esposizione dei primi. In febbraio compare un numero dedicato a lavori che indagano su alcuni aspetti della biografia di Freud. Due autori, Hardin e Harsch, con un diverso taglio approfondiscono il destino della sua relazione precoce con la madre e con il sostituto materno, la governante. Harsch in particolare sottolinea l'identificazione di Freud con uomini che sono stati allevati da due madri: Edipo, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Mosè. Credo che questi lavori pongano la domanda se sia lecito mettere sul divano persone che non possono dire la propria e rischiano così di fungere da schermo proiettivo dell'autore stesso. Il quaderno si conclude con un vero lavoro da detective: Heim corregge l'affermazione erronea di molti biografi di Freud, laddove essi sostengono che Gisela Fluss sia sovrapponibile alla “Ichthyosaura” che compare nella sua corrispondenza con Silberstein.
In marzo il fascicolo si occupa di clinica, con due interessanti articoli su omicidi. Moersch discute il materiale tratto dall'analisi di un operaio con impulsi omicidi verso il proprio figlio, mentre Treurniet propone alla discussione il suo lavoro con un giovane adulto, colpevole di omicidio, che si sottopose ad un trattamento analitico (a 5 sedute settimanali). L'analisi si svolse presso la clinica Van Mesdag di Groningen, dopo il ricovero coatto del paziente a seguito della disposizione governativa. Per scongiurare il pericolo di una folie à deux, il trattamento è stato inserito in un progetto di ricerca, che prevedeva l'invio dei protocolli delle sedute a quattro colleghi impegnati a redigere una relazione. Ogni sei mesi i partecipanti alla ricerca dedicavano una giornata di lavoro alla discussione del processo psicoanalitico in atto. Nel suo avvincente scritto Treurniet documenta l'evoluzione del